:: Sbn presenta ::

musica

  :: come è nata quella  hip hop ::

 

Vent’anni fa usciva Rapper’s delight dei Sugarhill gang. Ed ebbe inizio la rivoluzione hip hop.

Ma cos’è Hip Hop? Affare miliardario o “poesia in movimento”?.Arena dove i “gangsta” regolano i propri conti o come diceva Chuck D dei Public Enemy, CNN dei neri? Il fatto è che l’hip hop è l’una cosa e l’altra insieme. Fa parte della cultura afroamericana.L’apparente duplicita’: Malcom X fu piccolo malvivente prima di diventare leader politico della sua comunità, per dire dell’esempio pù celebre. E in genere le sottoculture, affiorando in superficie, non sfuggono a questa lacerazione tra movimenti originari e nuove possibilità. Chi mai avrebbe detto che l’arrivo a New York dek dj giamaicano “Kool Herc” avrebbe provocato una simile rivoluzione del costume, pero’? Vettore dell’esperienza dei soundsystem, costui mise in moto un processo di proporzioni inimmaginabili allora, nel cuore degli anni Settanta. L’abitudine dei Dj giamaicani di parlare sulle versioni strumentali dei brani di successo, il talk over, fece corto circuito con le tiritere in rima ricorrenti nella tradizione afroamericana, dalla dirty dozens degli schiavi ai poemi politici dei Last Poets, attraversando lo scat dei cantanti jazz e il doo wop. Piu’ che a parole, tuttavia, è in musica che la rivoluzione è stata davvero tale: C’è voluto l’Hip Hop per far compiere ai procedimenti creativi dei musicisti un salto paragonabile a quello registrato nella letteratura con l’avvento del cut up, o nelle arti figurative con l’invenzione del collage. Prendi cio’ che esiste, poi taglia e cuci. Il DJ come musicista che suona dischi e giradischi: ecco la novita’. Utile a sapersi che per la prima volta, l’anno scorso in Inghilterra, sono stati venduti piu’ giradischi che chitarre elettriche. E’ il mondo che cambia, baby. Ed è cambiata la danza dopo l’irruzione in scena della breakdance, ballo hip hop per antonomasia, cosi’ come la pittura sull’onda del tagging. L’insieme di tutti quei fattori- parola, musica, movimento e immagine- da come risultato l’Hip Hop: stile di vita piu’ che  semplice oggetto di consumo. Che le cose stessero cosi’ era evidente gia’ ai tempi della Zulu Nation, fondata dal pioniere Africa Bambaata. Ne’ se ne potrebbe spiegare altrimenti la penetrazione nel costume giovanile contemporaneo. In modo particolare tra gli adolescenti bianchi delle metropoli, meno sensibili dei fratelli maggiori al fascino” trasgressivo” del rock, appannatosi col passare degli anni. Furono proprio tre giovanotti bianchi di buona famiglia, che emancipandosi dal punk avevano percepito il suono proveniente dai ghetti neri di New York, a diventare il primo vero caso in materia. Nessun altro disco hip hop prima di licensed to kill dei Beastie boys  aveva raggiunta la vetta delle classifiche americane , infatti. A ruota seguirono i Run Dmc, valendosi tuttavia della complicita’ dei rockettari Aerosmith:“Walk this way” come prototipo di trasversalita’, crossover. A rompere le uova nel paniere arrivarono i Public Enemy. Le “pantere nere” dell’hip hop che insieme a Krs one conferirono dignita’ politica al fenomeno. E fu proprio quel messaggio a varcare l’oceano, condizionando i primi passi dell’hip hop in Europa: Francia  e Italia, anzitutto. Una colonna sonora per i nuovi conflitti metropolitani: l’era dei centri sociali occupati e delle posse da noi, quella dei casseurs d’oltralpe. Archetipo della rivolta di fine secolo, piu’ vandalica che politica: quella ai South Central, nel 1991. Principali protagonisti, i membri delle gang che imperversavano in citta’, rappresentando l’unica opportunita’ di aggregazione giovanile nei sobborghi di Los Angeles: Crips e Bloods. Ecco il terreno di coltura del gangsta rap: ruvida cronaca di strada servita in un involucro sonoro accattivante. Dr Dre il profeta e gli NWA come discepoli: 2Pac arrivo’ dopo, un destino gia’ segnato: figlio di una militante dlle “Black Panters”caduta nella trappola dell’eroina, allevato alla scuola del ghetto, il rap come strumento di riscatto: ucciso nel 1996, al culmine di una faida che opponeva i gangsta della costa ovest ai duri della costa est. Per quest’ultimi, l’anno dopo, pago’ con la vita Notorius Big incautamente avventuratosi in territorio nemico.

 Cosi’ l’Hip Hop giunse all’appuntamento col ventennale lamentando gravi problemi d’identita’. Di sicuro è un grande affare commerciale: prova ne sia la forza d’urto mercantile dei vari clan - -quello chiamato Wu Tang. Il No limit del texano Master P o la congrega di Puff Daddy – oggi in azione. E ha tutti i requisiti per riformulare gerarchie e codici della mitologia pop: basti pensare alla sconfinamento cinematografico di un personaggio come Will Smith. Industria, allora. Ma anche cultura, se pensiamo alla recente rifioritura di una scena attenta allo stile e ai contenuti, devota a maestri come Eric B e Rakim o De la Soul. Potremmo considerare sintesi di questa dialettica fra denaro e principi i Fugees, che ricchi e popolarissimi lo sono senz’altro, essendosi dimostrati d’altra parte consapevoli del proprio ruolo e delle responsabilità che esso comporta. Roba complicata. E dire che tutto era cominciato co un Dj che “graffiava” i dischi facendo scratch e un rapper che metteva in rima il proprio ego.

 aa cura di dj Riocura

 

info@sorrentobynight.it